Stefano Spadoni

Risiedo da oltre vent’anni negli USA, ma sono nato a Bologna e ho vissuto anche in altre città, soprattutto a Roma, prima di trasferirmi nella mia amata New York.

Ho cercato di fare le più svariate esperienze lavorative e culturali sia in Italia che in America, il che mi ha dato una vasta capacità interdisciplinare e un'ampia visione della vita.

Sono stato conduttore radiofonico di un programma per una radio americana in New Jersey, cintura nera 2nd dan di karate con oltre cento allievi nella mia palestra, host dell'Italian International Award al Lincoln Center (premiati il regista Franco Zeffirelli e il designer Pininfarina), commentatore sportivo al PalaLido di Milano, produttore e regista di due music videos girati a Times Square, presidente di una società di ricerche di opinione, ideatore di un concorso nazionale a premi per il quotidiano  "il Giornale d'Italia", co-proprietario/gestore di una scuola di danza classica, docente di seminari di empowerment per donne al prestigioso Learning Annex di New York e per l'organizzazione Gutsy Women, tecnico e creativo pubblicitario, fotografo professionista, consulente di immagine e carriera per donne e, naturalmente...

SCRITTORE/GIORNALISTA

Per anni sono stato il Corrispondente dagli USA per Radio Monte Carlo (prima per Radio 105), corrispondente accreditato alle Nazioni Unite (ONU), host e producer di 9 video per Virgin Radio Television - Italy, conduttore di “Big Apple Radio” da New York, ho anche contribuito al mitico supplemento "Satyricon" del quotidiano "La Repubblica", ho fatto collegamenti con la RAI e altre televisioni italiane e corrisposto da New York per numerose riviste di settore, incluso riviste mediche e la rivista ufficiale del Ministero delle Finanze.

Membro accreditato del Foreign Press Center, ho pubblicato due libri con la Rizzoli: il best seller "Vado a vivere a New York" (poi ripubblicato negli USA) e poi sempre per la Rizzoli il primo libro uscito in Italia sull’11 settembre 2001: "New York: terrorismo e antrace".

Il mio libro "What men don't want you to know" è stato pubblicato anche in francese.

Ho anche pubblicato tre libri di mie poesie e foto in edizione da collezione in tiratura numerata e un libro di racconti.

NETWORKER

Sono stato stato co-fondatore e Presidente della no profit "Emilia Romagna Network" di New York con eventi organizzati con aziende come Ferrari e Ducati.

Ho poi creato lo "Stefano's Network" con oltre 11,600 individui, professionisti e aziende in Italia e Stati Uniti con eventi a New York con oltre 500 partecipanti.

Nel 2007 ho creato il gruppo per charitable events "Tall Outstanding Women".


Articoli su di me sono apparsi su riviste e quotidiani italiani e americani, incluso il New York Times.

ESPERTO DEGLI USA

Sono stato definito l'"americanologo" per la mia conoscenza degli Stati Uniti, inclusi visti, fare affari, trovare lavoro, relazioni sociali e personali, usi e costumi e turismo intelligente.

E anche in campo politico.

Per esempio, il 9 maggio 2007  ho rilasciato un comunicato stampa in inglese “Hillary Clinton may be unelectable – but not for the reasons you think” che fu ripreso da due agenzie di stampa americane, News Blaze e Student Operated Press.

La reazione di molti allora fu che “non ci capivo molto di elezioni americane”.

Infatti le primarie democratiche sembravano essere già decise, con Hillary Clinton con oltre 10 punti di vantaggio nei confronti di Obama.

Poco dopo Hillary fu spazzata via nelle primarie da Obama che poi fu eletto Presidente.

Durante la campagna elettorale del 2016 ho più volte sostenuto nelle mie corrispondenze per Radio Monte Carlo (credo che qualcuno allora mi abbia giudicato pazzo) che Trump poteva vincere prima le primarie e poi le elezioni.

Nel mio libro TrumpAmerica ho dedicato un capitolo "Gli errori mastodontici di Trump" per mettere in luce i giganteschi errori che avrebbero portato alla sua sconfitta.

Basandomi sulle mie previsioni ho preso decisioni personali anche difficili, incluso dal 28 giugno 2019 ho interrotto i miei podcast dall'America immaginando quello che sarebbe inesorabilmente accaduto e poi andarmene da New York prima dello scoppio del coronavirus e del lock down.

D'altra parte fin dal 2015 ho previsto il collasso della mia amata New York. Ho infatti pubblicato sul blog del mio network un mio post New York: cosa sta accadendo alla Capitale del Mondo? dove dicevo che New York stava cambiando e in peggio.

"Non è più la New York in cui sono venuto anni fa e che mi è costata tanto, specie all'inizio, ma mi ha anche dato tanto".

E purtroppo è successo.

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